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Un'altra strage di operai. La vergogna deve finire
Le vittime di queste ultime ore, sono l’ennesimo obolo pagato al primato assoluto del capitale. Non si tratta semplicemente di “disgrazie”, “infortuni mortali”, “incidenti” ma più propriamente di omicidi.
Le ultime dichiarazioni di Confindustria al Corsera evidenziano ostacoli all’approvazione dei già bistrattati decreti attuativi sul testo unico sulla sicurezza e la richiesta di abrogazione dello Statuto dei Lavoratori.
180 sono i morti sul lavoro in poco più di due mesi senza chiaramente contare tutti gli infortuni che non vengono denunciati perché i lavoratori interessati sono irregolari; spesso migranti senza permesso di soggiorno o più semplicemente lavoratori costretti a lavorare a nero.
Ecco allora che parte il balletto delle dichiarazioni ipocrite, fatte magari da chi, come il Pd e la Sinistra - l'Arcobaleno, in due anni di governo non hanno stanziato neppure un euro sulla sicurezza del lavoro: gli operai continuano a morire e loro come se niente fosse, come se in questi due anni fossero stati da tutt’altra parte, impostano una campagna elettorale sfruttando cinicamente questa tragedia immane.
Se poi focalizziamo l’attenzione sulla Calabria, non possiamo non riprendere la definizione che abbiamo dato qualche mese fa in occasione della manifestazione di Gioia Tauro: “Calabria zona franca”: intere aree produttivi e zone industriali risultano prive di qualsiasi controllo elementare sulle condizioni di lavoro e più in generale sui livelli salariali. Pensiamo al Porto di Gioia Tauro dove esiste un “centro per l’impiego parallelo” gestito dalla ‘ndrangheta e dove l’unico fronte di resistenza risulta essere il sindacalismo di base , o la zona industriale di Lamezia Terme, dove diverse centinaia di lavoratori e lavoratrici sono vittime di soprusi aziendali e ricatti occupazionali e dove gli interessi delle ‘ndrine locali sono sempre più forti. Tutto questo nella più totale assenza di attività sindacale da parte di CGIL, CISL e UIL, ridotte nella migliore delle ipotesi, a semplici CAAF o a tassa fissa sulla busta paga degli operai. L’ ironia della sorte vuole anche che all’interno dell’area industriale di Lamezia Terme sia presente un Centro Servizi Avanzati dell’ISPESL!
Noi, invece, chiediamo fatti! Pensiamo che servirebbe, sin da subito, uno sciopero generale sulla sicurezza del lavoro, senza aspettare neanche un minuto. E facciamo una proposta, semplice da realizzare, se davvero si vuole lottare per la sicurezza: l'assunzione di diecimila ispettori del lavoro - finanziata con la tassazione di rendite e profitti - e un deciso inasprimento delle pene.
Il senatore Franco Turigliatto,capolista anche nella nostra regione, nella sua contro finanziaria ha chiesto un necessario risarcimento sociale con al centro il problema salariale e la stabilizzazione dei precari , in particolare, per la Calabria la stabilizzazione concreta degli LSU/LPU . Per noi il passaggio elettorale deve rappresentare un momento di un percorso per dar vita a una sinistra che fa quello che dice.
In agenda sono già indicate le mobilitazioni per il ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra , quelle in preparazione del 1° maggio e le scadenze che si sono date le donne all’assemblea nazionale del 23 e 24 febbraio.
Per Sinistra critica si pone Il problema del rilancio di una sinistra di classe, della costituente di una forza anticapitalistica , la campagna elettorale appena iniziata sarà occasione per incontrare le diverse vertenza di lotta sul territorio calabrese: a queste realtà dedicheremo cure ed attenzione particolari, non perché potenziali elettori, ma perché crediamo che debbano essere i protagonisti del cambiamento radicale della società calabrese.
Lamezia Terme, 06.03.2008
Per il Coordinamento Regionale
Gennaro Montuoro
Giovanni Peta
Piero Maida