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L’associazione Sinistra critica si costituisce anche in Calabria
Nei giorni scorsi si è svolta la conferenza Calabrese di Sinistra criticaa Paola, che ha raccolto compagni interni ed esterni al PRC provenienti dalla provincia di Cosenza e Catanzaro.
Nel corso della conferenza è intervenuto il deputato Cannavò, dissidente del prc, che ha votato contro la finanziaria 2008 e portavoce nazionale dell’associazione. La mattina si era recato nel carcere di Catanzaro, dove oltre a verificare le condizioni di vita dei reclusi nella struttura carceraria, ha voluto solidarizzare con gli ergastolani che avevano promosso una giornata nazionale di sciopero della fame per l’abolizione della pena dell’ergastolo. Nel pomeriggio, su invito di alcuni cittadini e ambientalisti di Fuscaldo, ha potuto verificare le condizioni di fattibilità di una costruenda fabbrica di colorificio nel paese che potrebbe procurare una grave danno ambientale. Le compagne e i compagni, presenti alla conferenza hanno condiviso due documenti, uno di carattere generale dove si articolavano le motivazioni dall’adesione all’associazione sinistra critica, l’altro più specifico dove si entrava nel merito della situazione calabrese.
In particolare, veniva evidenziato che l’esperienza del PRC si sta concludendo con la formazione della cosiddetta “Cosa rossa” ovvero la federazione della sinistra di governo, maturata sulla base dell’esperienza fallimentare della presenza del PRC nel governo Prodi. Infatti, nessuno degli obiettivi politici auspicati dalla maggioranza del partito è stato conseguito.
Padre Alex Zanotelli ha gridato alla vergogna nel momento in cui si è votato contro gli emendamenti di Turigliatto che proponevano di non finanziare i CPT, il G8 alla Maddalena e di non aumentare le spese militari , nella finanziaria 2008, di un ulteriore 11%.
Assistiamo alla polemica interna , tutta formale, sullo scioglimento o meno del PRC, sulla presenza o meno della falce e martello nel nuovo simbolo, ma la sostanza politica è che il progetto del partito è completamente mutato. Viene a sparire un punto di vista critico sulla guerra e il liberismo, in nome della filosofia del meno peggio.
Non viene posta più all’ordine del giorno la rifondazione comunista intesa come progettualità anticapitalista di trasformazione radicale dell’esistente.
Obiettivo concreto è quello di unificare forze politiche (PRC, SD,VERDI, PDCI) che si basano su un programma unitario, che presentano liste comuni alle prossime scadenze elettorali e che vogliono costruire un orizzonte politico alternativo, ma non conflittuale, con il partito democratico.
La nascita di questo nuovo soggetto politico avverrà l’8-9 dicembre con la convocazione degli stati generali dei soggetti promotori. Il congresso, che si prevede sarà a Marzo, dovrà soltanto ratificare questa scelta.
Sinistra critica nei giorni 7- 8 – 9 dicembre svolgerà a Roma la prima conferenza nazionale per proporre un’altra direzione di marcia.
Intende lavorare in mare aperto ad un progetto alternativo, a un’altra sinistra, chiaramente anticapitalista, femminista, ecologista, antimperialista.
Sinistra critica intende recuperare l’esperienza migliore della rifondazione comunista, il legame con i movimenti, l’autonomia dal centrosinistra, la scelta di opposizione ai governi di gestione capitalistica.
La giornata del 9 giugno contro Bush, lo sciopero del 9 novembre contro l’accordo del 23 luglio, la manifestazione del 24 novembre contro la violenza alle donne, la manifestazione del 1 dicembre in appoggio alla proposta di legge, la scadenza del 15 dicembre per dire no al raddoppio della base di Vicenza, quella del 22 dicembre a Gioia Tauro per dire no all’inceneritore, hanno indicato e indicano la strada e gli interlocutori che possono permetterci di organizzare una vera opposizione politica e sociale.
Sindacalismo di base, centri sociali, associazionismo diffuso, reti contro la guerra, comitati ambientalisti, stanno sperimentando una collaborazione più stabile per coordinare meglio le iniziative.
Sinistra critica, anche in Calabria, intende rapportarsi con tutti quei soggetti che lottano per il cambiamento della grave situazione della regione che prende le forme della corruzione politica, del clientelismo, della delinquenza organizzata, del saccheggio del territorio.
La Calabria e le politiche dei governi regionali passati e presenti, mai come in questo periodo, hanno avuto tanto clamore nei media nazionali oltre che in quelli locali dove vengono fuori gli aspetti più deteriori della nostra realtà.
Corruzione, clientelismo, ‘ndrangheta sono questi i fenomeni ormai endemici con cui viene riconosciuta, dall’opinione pubblica, la Calabria.
Oggi appaiono eclatanti: I vertici del governo regionale, la maggioranza dei consiglieri regionali risultano indagati.
Un magistrato Luigi De Magistris che cerca di fare il suo lavoro in maniera onesta e indipendente viene ostacolato da poteri forti “Occulti” ma anche apertamente da quelli istituzionali.
La stampa nazionale dedica le prime pagine nei quotidiani maggiormente diffusi, i giornali locali danno molto spazio ed alcuni avviano vere inchieste, intere trasmissioni televisive sono state riservate ai fatti calabresi. I diretti interessati, a partire dai vertici istituzionali sono ben lontani dal fare un passo indietro. Tutt’altro. E’ giusto dire: Berlusconi docet.
La ‘ndrangheta dopo l’attentato spettacolare di Duisburg, lo stupore generale e le analisi polverose è riuscita a far tornare il silenzio… magari fino alla strage successiva.
Intanto, le ‘ndrine reggine mantengono il monopolio della cocaina in Europa.
I numeri sono impressionanti: 36 miliardi di euro (sei tesoretti) di fatturato annuo, una cifra che lievita fino a 55 miliardi (il5% del PIL) considerando i capitali reinvestiti in attività legali.
Basterebbe leggere le sentenze e le ordinanze degli ultimi 30 anni per capire il grande salto compiuto dalla ‘ndrangheta calabrese con la droga e gli appalti pubblici, l’affiliazione massonica e la colonizzazione della politica, non solo , si potrebbero individuare la geografia delle cosche, i canali di infiltrazione nel cosa pubblica, le rotte di droga ed armi e i meccanismi del riciclaggio del denaro.
Ebbene cosa si fa? Dove sono le responsabilità?. Tanti telespettatori hanno potuto vedere lo stato in cui si trova la procura di Locri e più in generale le procure calabresi: l’organico è sottodimensionato, i fondi insufficienti, diversi ruoli chiave sono vacanti, le procure divise, i magistrati spesso sono isolati e senza mezzi, a volte manca la benzina per le auto di scorta.
Anche questa è una situazione endemica. Si sono succeduti governi di centro destra e di centro sinistra, finanziarie dopo finanziarie. Risultato? la situazione si va incancrenendo.
E’ un insulto alla ragione: come si fa a non pensare che ciò sia voluto? Che ormai ci troviamo di fronte ad un intreccio politico mafioso che nessun governo nazionale e regionale ha voluto smantellare?
In una regione con il più alto tasso di disoccupazione ed il più basso tasso di occupazione in Europa, specie quello femminile, diventa facile poi capire il dilagare di clientelismo, lavoro nero e delinquenziale quando i datori di lavoro risultano per lo più i vari dirigenti dei partiti e la ‘ndrangheta.
Il timido defilarsi del PRC dalla Giunta è largamente insufficiente e l’appoggio esterno è un compromesso inaccettabile. Poiché la maggioranza dei consiglieri risulta indagato per fatti di corruzione e frode alle casse dello Stato diventa necessario lo scioglimento del consiglio regionale.
E’ il primo passo perchè la politica cominci a essere credibile. Occorre, per dirla, con Marco Revelli, “il contatto con il proprio insediamento sociale”.
Non per costruire la “cosa rossa” ma per costruire, anche in Calabria, una vera opposizione politica e sociale. Sarà un processo lento e che non si risolverà, sicuramente, con il prossimo consiglio regionale. Rispetto al fallimento dei governi regionali occorre avviare un grande processo democratico dal basso che faccia emergere i problemi della nostra regione (Disoccupazione, reddito, ‘ndrangheta), proponga soluzioni e sia capace di controllare quanto si va realizzando.
I protagonisti di questo processo devono essere quei soggetti (associazioni, comitati, sindacati di base, centri sociali, gli ambientalisti non soggetti all’Unione) che già si stanno mobilitando in questi anni per la difesa del territorio (no Europaradiso, No ponte, No al termovalorizzatore, No al saccheggio delle coste), che riescono ad aggregarsi su grandi temi quale l’acqua come bene comune. La raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare ha avuto successo con 15.000 firme in Calabria e oltre 400.000 in Italia.
Inoltre, si devono considerare tutti coloro che lasciano intravedere una reale alternativa alla delinquenza organizzata senza lasciarsi strumentalizzare dalle istituzioni (pensiamo alle cooperative Agricole avviate da Mons. Bregantini che guarda caso viene trasferito; pensiamo ad una parte dei cosiddetti “ragazzi” di Locri, ma anche a quella parte dell’associazionismo ambientalista che rifiuta la copertura dei poteri forti – sottesa invece ad alcune delle grosse centrali associative del settore - andando oltre la denuncia dei singoli “ecomostri” ovverosia denunciando l’illegalità diffusa nel sistema di concessioni ed appalti nell’edilizia).
Esistono, anche in Calabria settori di precariato che sfuggono al controllo del potente di turno e praticano una battaglia aperta e reclamano il sacrosanto diritto ad un lavoro stabile (settori di Lsu/Lpu e delle cooperative di Cosenza ecc..).
Esistono numerose famiglie che vivono drammaticamente il problema della casa. A Cosenza nel centro storico 35 famiglie hanno condotto una lotta esemplare per ottenere il diritto alla casa con risultati apprezzabili. Ci sono i giovani del collettivo Controverso che si sta opponendo alla devastante speculazione edilizia dell’amministrazione comunale di Cosenza e si sono riappropriati di un spazio per mandare una segnale chiaro a chi vuole capire.
Esiste un’altra Calabria che potrebbe costituire l’anima di un patto di mutuo soccorso – così come si sta sperimentando a livello nazionale - per discutere, porre problemi e diventare punto di riferimento per tutte quelle realtà che si sentono isolate o che soffrono una condizione di disagio.
Un’altra Calabria che deve prendersi la responsabilità di fare politica, ma in maniera completamente diversa, abbattendo i costi della politica e mirando a creare strutture che servano al coinvolgimento dei cittadini per la risoluzione dei problemi.
Sinistra critica intende fare la sua parte fino in fondo per cambiare la realtà calabrese, così radicata nel tempo e sempre più degenerativa. Non sarà facile, scorciatoie non esistono.
Cosenza 02/12/07
per il Coordinamento Regionale di Sinistra Critica
Giovanni Peta