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Il Domani – 29 Gennaio 2008
Per Gennaro Montuoro, componente di Sinistra Critica, è necessario intervenire a monte sul grave problema
«Più trasparenza sulla differenziata»
«Questa Amministrazione deve informare i cittadini sui dati reali della raccolta»
LAMEZIA TERME - «E’ recente la decisione del Governo nazionale di trasferire circa 125 tonnellate di rifiuti dalla Campania alla discarica lametina sita in località Stretto.
A noi di Sinistra Critica non ci sembra questo il modo più giusto ed adeguato per porre rimedio ad un problema annoso che non riguarda solo la Campania ma, più in generale, tutto il meridione d’Italia».
Gennaro Montuoro di Sinistra Critica interviene sulla questione rifiuti e scrive che «sulla questione rifiuto in Italia si sta giocando – è il caso di dirlo – sporco. Una politica che, in tutti questi anni, ha solo cercato di gestire le emergenze senza mai porsi il problema di come rendere strutturale una politica ambientale che miri all’abbattimento a monte della quantità di rifiuti prodotti. Ci troviamo, così, ogni anno a dover gestire delle situazioni drammatiche che spesso assumono il tono tragico come quello dei rifiuti campani.
L’Italia, come al solito, giunge in grave ritardo ad affrontare una corretta gestione del problema rifiuti. Dopo decenni del “tutto in discarica”, si sta ora prospettando in diverse parti del paese la “via tecnologica” dell’incenerimento, spesso denominata con un eufemismo “termovalorizzazione”. E l’enfasi con cui questa “modernizzazione” viene proposta e celebrata sembra lasciare poco spazio ad altre ipotesi come la riduzione a monte e la differenzazione dei rifiuti.
Eppure esistono riferimenti virtuosi in Italia: centinaia di comuni, piccoli e grandi, che riescono a raggiungere percentuali di riciclaggio dei rifiuti che supera l’80%.
Da una attenta lettura del rapporto 2007 sui “Comuni Ricicloni” d’Italia, tra i primi cinquanta, troviamo ben 35 Comuni trevigiani che da soli rappresentano il 70% del totale.
Se spostiamo l’attenzione sui comuni del meridione d’Italia noteremo come ampio sia il divario delle percentuali di raccolta differenziata rispetto al centro-nord: ad esempio nessun Capoluogo di provincia del meridione supera il 35% di raccolta differenziata per diventare “Comune Riciclone”; la stragrande maggioranza si attesta su percentuali al di sotto del 15%.
Eppure nonostante l’ormai cronico stato d'emergenza, nell’elenco sono presenti 41 Comuni Campani che da soli costituiscono i due terzi dei Ricicloni del Sud, seguiti dall'emergente Sardegna che ne conta 20. Tutto il resto del meridione è rappresentato da un solo comune, Melpignano (LE) al 33° posto nella classifica dei piccoli Comuni del Sud.
Segno evidente del fatto che i cittadini di quella Regione rispondono alle pratiche virtuose quanto tutti gli altri italiani. Ma segno anche che la raccolta differenziata non basta, se mancano gli impianti che debbono smaltire e riciclare tutte le diverse frazioni della risorsa rifiuto. Ma, soprattutto, segno evidente che manca una responsabilizzazione ed una volontà politica degli amministratori e delle comunità locali ad attivare efficienti servizi di raccolta e smaltimento. E' lo Stato che deve far sapere ai territori in emergenza che non sarà mai un Commissario plenipotenziario a differenziare la “monnezza” nelle case, raccogliere separatamente, gestire le piattaforme, controllare l'impatto ambientale, ecc. ecc.
Senza cittadini, sindaci, operatori economici, istituzioni pubbliche il sistema economico di trattamento dei rifiuti, dei materiali e dell'energia non si attiverà mai. Neanche con “l'aiuto” dell’esercito, e con “l'eroismo patriottico” del Commissario De Gennaro.
Se spostiamo la nostra attenzione su Lamezia Terme e i comuni dell’ATO 2 di Catanzaro le percentuali sono veramente deludenti.
I dati riportati nel Rapporto dell’Ufficio del Commissario Delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Calabria al 31.11.2006, parlano di una lentissima crescita delle percentuali di raccolta differenziata e comunque con punte che, nelle migliori delle ipotesi, raggiungono il 14% dei rifiuti prodotti.
Anche la situazione del Comune di Lamezia Terme è drammatica: la percentuale relativa alla Lamezia Multiservizi S.p.A. è dell’ordine del 12-13% di raccolta differenziata e non credo che i dati 2007 si attesteranno su valori molto diversi da quest’ultimo.
A questo punto una domanda nasce spontanea: perché il sindaco Speranza va fiero del buon piazzamento (3 posto) ottenuto dalla città di Lamezia nella graduatoria per l’accesso al finanziamento regionale per lo sviluppo della raccolta differenziata? Stiamo parlando di percentuali bassissime e pure questa Amministrazione non ha perso tempo a definire la nostra città all’avanguardia nella raccolta differenziata.
E’ passato più di un anno eppure i circa 600.000 euro di finanziamento regionale non hanno sortito alcun effetto di fatto, se non la comparsa di qualche contenitore per la differenziata nel centro cittadino ed una campagna di sensibilizzazione scolastica che ha solo il sapore di una delle tante campagne demagogiche per racimolare qualche consenso elettorale.
E pure il programma del Sindaco Speranza (a pag 23) è pieno di buoni propositi a tal riguardo: raccolta differenziata porta a porta, istituzione delle isole ecologiche, utilizzo di materiale riciclato nelle opere pubbliche, marchio di responsabilità ambientale ad imprese e commercianti, città ad emissione zero, ecc…
Perché, allora, visto che il Sindaco è pieno di così tanti buoni propositi, non dimostri con un atto di trasparenza e di democrazia quali sono gli obiettivi concreti di questa Amministrazione in termini di Raccolta differenziata e di abbattimento a monte dei rifiuti per i prossimi anni del suo mandato elettorale.
Inoltre reputiamo importante che i cittadini vengano messi a conoscenza delle effettive percentuali di Raccolta Differenziata che si sono raggiunte nel Comune di Lamezia Terme e, soprattutto, capire come vengono smaltiti i rifiuti differenziati e la sua reale destinazione una volta svuotati i contenitori.
Sappiamo benissimo quali interessi ci sono dietro il ciclo dei rifiuti e si commetterebbe un grave errore credere che Lamezia Terme sia immune ed estranea agli interessi messi in campo da una borghesia mafiosa che, in questi anni, è riuscita a fare del ciclo dei rifiuti una nuova frontiera del mercato dove il confine tra economia legale ed illegale è spesso fumoso: una enorme zona grigia dove, criminalità, politica e mondo dell’economia, concretizzano i loro affari».