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PIU' PULIZIA MENO POLIZIA!
Il susseguirsi delle vicende in Campania sono la dimostrazione di un disastro annunciato. Tutti sapevano come sarebbe andata a finire‚ ma nessuno dei responsabili politici regionali e nazionali, sia di destra che di sinistra, si è adoperato perché ciò non accadesse. Anzi si sono bruciati diversi miliardi di euro.
Si assiste, ormai da 14 anni, al fallimento della gestione commissariale che, non solo esclude la raccolta differenziata come possibile rimedio parziale della crisi, ma usa la forza per sedare la protesta delle popolazioni interessate. Infatti, neanche a dirlo, il ministro Pecoraio Scanio, essendo un pacifista convinto, richiede l’intervento dell’esercito in quanto i circa 20.000 operatori ecologici non sarebbero sufficienti alla raccolta della spazzatura.
Chiaramente se non si punta sulla raccolta differenziata si pretende di fare ricorso a termovalorizzatori ed impianti CDR che oltre ad essere inutili sono anche dannosi.
Se in questi 14 anni si fosse fatta la raccolta differenziata, almeno per un 20% in più, la Campania avrebbe avuto 7 – 8 milioni di tonnellate di rifiuti in meno.
In Campania come nelle altre regioni, non è la mancanza di costosissimi e nocivi inceneritori e di discariche ad impedire la soluzione del problema rifiuti, ma la colpevole assenza di qualsiasi politica di riduzione alla fonte, di riutilizzo, di riciclaggio, di serie e diffuse raccolte differenziate.
Come non vedere, poi, la totale assenza di un antimafia politica e sociale capace di contrastare gli interessi messi in campo da una borghesia mafiosa che, in questi anni, è riuscita a fare del ciclo dei rifiuti una nuova frontiera del mercato dove il confine tra economia legale ed illegale è spesso fumoso: una enorme zona grigia dove, criminalità, banche e multinazionali dell’energia, concretizzano i loro affari.
Anche le vertenze di Crotone e Gioia Tauro parlano dello stesso disagio e di una Amministrazione Regionale incapace di operare scelte indirizzate ad un reale cambiamento di strategia: le numerose inchieste della magistratura e la Corte dei Conti ci indicano quali tasche sono state riempite e quali invece svuotate!
Per uscire dalla crisi bisogna da subito investire in forme generalizzate di raccolte “porta a porta”; chiudere con le fallimentari gestioni dei commissari straordinari, costosissime e antidemocratiche; restituire il potere di programmazione e di gestione alle comunità e agli enti locali, attraverso un percorso di reale partecipazione democratica; chiudere con la truffa dei sussidi all’ incenerimento (Cip 6 e Certificati Verdi); far decollare davvero produzioni pulite, progetti estesi di riciclaggio e di compostaggio in grado, tra l’ altro, di creare molti più posti di lavoro.
Tutto questo è l’ effetto di governi locali e nazionali appiattiti su logiche economiche neoliberiste formulate da paesi che tanto gestiscono i propri beni primari, quanto formulano teorie di guerre preventive contro ”terrorismi” e “stati canaglia” per controllare beni collettivi fondamentali per la sopravvivenza dell’ umanità (acqua, fonti energetiche, biodiversità, ecc…).
La realizzazione di grandi e piccole opere infrastrutturali come dighe, autostrade, Tav, ponte sullo stretto di Messina, discariche, inceneritori, Mose, porti turistici, e contemporaneamente l’ Istituto della concessione per la costruzione delle grandi opere pubbliche senza gare d’ appalto e l’ affidamento ai privati della gestione delle risorse idriche e dei servizi locali (rifiuti, energia, gas, telefonia) hanno determinato, e provocano a tutt’ oggi lo spreco di ingenti somme di denaro pubblico, favorendo l’ accrescimento del capitale finanziario e il proliferare di potenti comitati d’ affari, mentre producono la dissipazione e lo sperpero dei beni collettivi comuni e causano un progressivo deterioramento della convivenza civile, compromettendo in modo ormai irreversibile l’ ambiente e la salute delle popolazioni.
A prevalere in Campania sono state le logiche dei comitati d’ affari, supportate dalle scelte del sistema politico istituzionale - da Rastrelli a Bassolino. Prova ne sia che ad oggi la Campania è priva di un Piano regionale di gestione dei rifiuti ed a decidere è ancora il commissario straordinario che, con il pieno sostegno del governo regionale e nazionale, continua volutamente ad ignorare le legittime ragioni delle comunità, imponendo le sue scelte con la prevaricazione e senza prospettare le soluzioni alternative concretamente disponibili.
Tra l’ altro molti dei protagonisti della gestione dei rifiuti sono sotto inchiesta, dalla Fibe - che ancora oggi continua a far danni mandando avanti il cantiere dell’ inceneritore di Acerra - a Bassolino, fino agli alti dirigenti del Commissariato.
Sarebbe opportuno, invece, che i governi nazionali e locali si facciano promotori di politiche di riduzione dei consumi energetici, incentivando il risparmio, le fonti energetiche realmente rinnovabili anziché regalare milioni di euro con Cip 6, Certificati Verdi e bolletta elettrica ad inceneritoristi e petrolieri, anziché moltiplicare la costruzione di nuove centrali per la produzione di energia, privatizzando e liberalizzando i servizi pubblici locali ormai diventati Società per Azioni con al centro il profitto e non più l’ interesse della collettività.
Per queste ragioni Sinistra Critica Calabria è fortemente solidale con le popolazioni della Campania in lotta.
11 GENNAIO 2008
Piero Maida
Coordinamento Regionale Calabria