Sinistra Critica Calabria


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Nasce la costituente anticapitalista


Nasce la costituente anticapitalista
«Interessati» Bernocchi, Cremaschi e Casarini


«Noi ci fermiamo qui». Con un tocco di amara autoironia (è la stessa formula usata da Mussi all'ultimo congresso dei Ds) Salvatore Cannavò, dirigente di Sinistra critica, la parte più consistente della sinistra interna al Prc, annuncia il divorzio dal partito. La scelta sarà formalizzata nel comitato politico nazionale di domenica prossima. Ma era nell'aria da tempo.
A tornare indietro, dalla manifestazione del 9 giugno contro Bush. Ancora più indietro, dal primo «no» a Prodi di un altro dirigente, Franco Turigliatto, sull'Afghanistan. Ieri, in un affollato cinema romano si è consumato l'ultimo strappo. Pochi giornalisti, molti curiosi, molte ragazze - quasi tutte giovani, quasi tutte femministe, quando alle 17 convocano la loro assemblea si fermano tutti gli altri lavori - un certo gusto antiretorico negli interventi, niente scenografie, solo eleganti foto in bianconero che scorrono dietro i relatori. Siamo a pochi chilometri e comunque agli antipodi degli stati generali della cosa rossa.
Un pantheon senza concessioni e un po' bacchettone, quello che snocciola Cannavò dal palco, Lenin , Trozky, Malcom X, Guevara, Luxemburg e il marxismo indigeno sudamericano.
Davanti a un'assemblea per delegati, praticamente un congresso, che finirà - oggi - non con un nuovo partito ma con l'idea di una «costituente della sinistra anticapitalista». Di fatto, la costituente nasce oggi, in contemporanea e in alternativa a “quell'altra”. «La cosa socialdemocratica» dice Cannavò, «il soggetto di un riformismo temperato a vocazione governativa, ancella del Pd e pure con poca voglia di combattere». «Il blob rosa» sfotterà meno sobriamente Piero Bernocchi, leader dei Cobas, «una massa informe, voi oggi vi separate da un gregge sbandato, con un pastore che cambia a capriccio, che ha introdotto il meccanismo degli autografi». La cosa rossa, la sinistra di là, è il principale bersaglio critico della sinistra di qua: «Il fallimento di Prodi è il fallimento della sinistra, a cominciare del Prc», dice Cannavò, un partito che al governo ha fatto «tanta ginnastica militante per niente», ragiona pensando al 20 ottobre.
Quindi i trozkisti oggi se ne vanno. Loro che pure avevano contribuito a rifondare il comunismo, e a cacciare Cossutta, nel '98, insieme a Fausto Bertinotti. Ma non chiamateli trozkisti, loro sono «molto di più». E non chiamatela scissione, «è la constatazione amara di un ciclo politico finito e di strade che divergono», dice ancora Cannavò. La critica è durissima, ma contenuta nella prima parte della relazione. Se ne vanno, ma non guardano indietro - tant'è pensano alla falce e martello come simbolo, ma non è detto, non amano i feticci - . Sono anticapitalisti e rivoluzionari, ma non intendono definirsi per negazione e quindi si rivolgono «a tutti quelli che vogliono cimentarsi con un progetto che sia vincolato al movimento e indisponibile ad alleanze con il Pd». L'eventuale rappresentanza parlamentare non esce dall'orizzonte, ma è un discorso tutto da costruire. Dal palco, benedicono, fanno gli auguri ma anche si dichiarano interessati al progetto che nasce Giorgio Cremaschi e la rete 28 aprile, Piero Bernocchi dei Cobas, La rete dei comunisti, alcuni collettivi femministi, Olol Jackson del presidio no Dal Molin, che oggi contesterà gli stati generali della cosa rossa. E anche Luca Casarini, che accetta di entrare nella costituente «ma scegliamo un nome un po' più sexy». Ma le altre sinistre critiche con la cosa rossa non c'erano. Marco Rizzo, Pdci, ha mandato i suoi libri, in vendita in un banchetto all'entrata. Quelli dell'Ernesto non c'erano, e neanche quelli di Essere comunisti. O forse non c'erano ancora. Ma la costituente parte lo stesso. L'agenda è quella del movimento. Prossime tappe, a Vicenza il 15 dicembre e poi il 26 gennaio, il lancio della legge d'iniziativa popolare sul disarmo.

il Manifesto - 9/12/2007

d. p.

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