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L’analisi durante l’incontro con la candidata alla Camera di Sinistra Critica
L’università indebolita dalle riforme
"VIVERE l'università oggi: la precarietà, i saperi, le ingerenze esterne'', questo il titolo dell'assemblea pubblica indetta da Sinistra Critica, che ha visto la partecipazione del professore Franco Piperno insieme alla candidata alla Camera in Calabria di SC Cinzia Arruzza e di Carmelo Sergio del collettivo universitario "Militanz". Un momento per poter effettuare un'analisi dei processi produttivi all'interno dell'università che, secondo Cinzia Arruzza, «vive un momento di difficoltà, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto dell'aggregazione» .
Per la candidata alla Camera il problema sta nelle riforme universitarie che, negli ultimi 15 anni, hanno prodotto soltanto «una passivizzazione dello studente, causata da ritmi di studio alienanti che non stimolano la partecipazione». Il pensiero sviluppato da Cinzia Arruzza si concentra sulla condizione di precarietà in cui imperversa il sistema universitario puntando il dito contro le politiche riformiste degli ultimi anni. «Anche il Partito Democratico sembra non avere un'idea chiara dell'università in continuità con l'azione del centrosinistra. Oltretutto sono davvero pochi i finanziamenti messi a disposizione per il diritto allo studio, grazie all'ultima riforma si è ottenuto soltanto un aumento incontrollato dei corsi di laurea, spesso a costo zero, ossia senza nessun tipo di copertura finanziaria, In questo contesto, oltre alte promesse non mantenute del ministro Mussi in merito alla stabilizzazione di 3000 precari nelle università, si parla soltanto della, necessità di costruire poli di eccellenza, gli unici capaci di garantire la produzione della classe dirigente». I dati a disposizione sono allarmanti: «oltre il 30% dei laureati fa un lavoro che non necessita di una laurea e il salario medio di un neolaureato si aggira sui 1048 euro. In questa situazione l'università può essere considerata alla stregua di una fabbrica di precari dove gli studenti vengono formati alla capacità di adattamento». Oltre al problema del precariato si aggiunge un sistema di gerarchie che non aiuta a scardinare il fenomeno: «II precariato nella ricerca aiuta a rafforzare il sistema gerarchico che vede ai suoi vertici i professori ordinari, per questo Sinistra Critica propone l'abolizione delle riforme attuate fino ad ora nelle università e la riapertura dei concorsi per nuovi ricercatori. Occorre anche rilanciare gli interventi per il diritto allo studio, semplificare i corsi di laurea attraverso una riduzione degli esami, eliminare il numero chiuso e ribadire la gratuità dell'accesso universitario». La posizione di Franco Piperno si distanzia dall'analisi di Arruzza. Secondo il professore bisogna uscire dallo schema che vuole l'università come un modo per introdursi al mondo del lavoro, a pari di una scuola professionale. I saperi vengono prodotti all'interno della società e l'università ha il compito di renderli pubblici garantendo una formazione indipendente dal lavoro. Il docente in Italia è alla stregua di un imprenditore, cerca soltanto una copertura fittizia dalle aziende, senza fare vera e propria ricerca. Oltretutto questo metodo universitario non fa altro che passivizzare gli studenti, poiché il docente diventa runico modello di apprendimento. Lo studente, per via dei tempi ridottissimi, non può fare ricerca ne tantomeno arricchire le proprie conoscenze in maniera autonoma e questo rappresenta il problema più evidente del sistema universitario. Lo scopo della sinistra è salvare l'autonomia della conoscenza che l'università deve produrre al di là di ogni merito economico.
di VALERIO PANETTIERI
Il Quotidiano – 05.04.2008