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Ecco perchè e’ finita la mia esperienza con Rifondazione Comunista
Lo scorso fine settimana, contemporaneamente agli stati generali della sinistra istituzionale, si è tenuta la prima assemblea nazionale di Sinistra Critica (area programmatica del PRC) che ha ufficialmente sancito la rottura definitiva con Rifondazione Comunista ponendosi all’opposizione dell’attuale governo Prodi.
Dalla prossima settimana Sinistra Critica formalizzerà la nascita di un gruppo autonomo alla Camera e al Senato e, tutti i compagni e le compagna che ricoprono incarichi istituzionali e non nel PRC, consegneranno le dimissioni.Critica, dichiarando conclusa l'esperienza nel Prc, avvia la costruzione di un nuovo progetto politico. Si trasforma in Movimento e propone una fase Costituente per una Coalizione Anticapitalista che si ponga a sinistra dell'Arcobaleno.
Prioritario sarà l'impegno nel movimento a cominciare da sabato prossimo a Vicenza per proseguire nel Patto contro la precarietà, nella raccolta firme contro la legge 30, nel protagonismo femminista, del movimento Lgbtq, per la battaglia ecologista e antirazzista.
Lo faremo con una campagna di adesioni e di autofinanziamento, che partirà a gennaio e che si concluderà in primavera dove verrà organizzata una prima giornata nazionale di mobilitazione contro il Governo.parte, quindi, dai movimenti e dal conflitto.
Nella consapevolezza che il movimento non è più quello di Genova, Firenze e Roma; il movimento del triennio 2001 – 2003 e che però esistono diverse lotte e conflitti che oggi sono più localizzate e legate a specifiche vertenze territoriali, ma carichi di una radicalità e di una senso di partecipazione fortissimo.
Basti guardare a Vicenza e alla Val di Susa per citare solo alcuni luoghi di conflitto ma anche alle tante vertenze territoriali meridionali come il prossimo appuntamento a Gioia Tauro del 22 dicembre.
Con la svolta governista la sinistra ha smontato il movimento e lo ha illuso nella prospettiva “di lotta e di governo”. Illusioni che ben presto è crollata sotto i colpi dei voti di fiducia al Governo sul rifinanziamento delle missioni di guerra, sul pacchetto welfare, sulla sicurezza, sui migranti: quello che è accaduto sulla sicurezza rappresenta uno dei punti più bassi della Sinistra. Il silenzio della sera in cui è avvento l’omicidio di Tor di Quinto e il governo ha convocato un Consiglio dei ministri straordinario, ha pesato enormemente: l’assenza di un punto di vista contrario, alternativo, che è il compito principale di una forza di sinistra è stato l’atto più mortificante al quale abbiamo assistito.
Tutto questo segna irrimediabilmente il livello delle macerie prodotte sotto i nostri occhi e ci dice che non sarà facile riprendere il cammino.
In una situazione di profondo degrado come questo non serve, allora, semplicemente denunciare il fallimento di Prodi perché il fallimento del governo segna il fallimento della sinistra a cominciare da Rifondazione stessa perché con il suo voto favorevole ha contribuito all’aumento delle spese militari in modo esponenziale, ha irriso alle richieste dei movimenti, ha regalato miliardi su miliardi alle imprese; ha lavorato attivamente a una riorganizzazione capitalistico-finanziaria della società (vedi le operazioni Intesa San Paolo e Telecom, le manovre su Alitalia ecc..), ha aperto nuovi fronti di guerra imperialista (Libano), ha contribuito all’affossamento dei “timidi” Pacs.
Un governo che, come risposta al milione di cittadini scesi in piazza il 20 ottobre, ha regalato piccole mance ai soggetti deboli: il bonus agli incapienti, i piccolissimi aumenti delle pensioni minime.
Un governo che si è sorretto, sin dai primi suoi giorni di vita, su una politica concertativa tra sindacati e imprese: un governo di classe, quindi, ma purtroppo della classe avversa! Un governo che è riuscito a peggiorare la legge 30 e a produrre un disegno di legge – la Amato Ferrero - , che di fatto non pone nessuna novità di fondo rispetto alle politiche sicuritarie del governo Berlusconi in materia di migranti: i CPT li sono e li sono rimasti!
L’attacco a Prodi, cerca di far dimenticare tutto questo e serve soprattutto a coprire l’ultima insidia, ed a mio avviso la più pericolosa: per favorire la nuova riaggregazione e, quindi, la nascita della Sinistra Arcobaleno, Rifondazione si erge a puntello dell’asse Veltroni-Berlusconi, sostenendo nei fatti un bipartitismo a vocazione maggioritaria che propone un’ulteriore restrizione democratica ed una profonda limitazione del pluralismo.
Tutto questo ci parla della chiusura del ciclo di Rifondazione comunista, e del fallimento del progetto della Rifondazione, oramai visibile con l’inaugurazione di un nuovo logo che sostituirà il simbolo del Prc sulle schede elettorali e, di fatto, proporrà la scomparsa della soggettività politica che abbiamo costruito e che va sotto il nome di Rifondazione. E lo farà senza che i militanti di questo partito possano dire la loro visto il rinvio a fine 2008 del Congresso!
Quel logo dice molto: parla di una soggettività senza riferimenti storici. Partendo dal presupposto che i simboli non sono feticci ma indicano inequivocabilmente un progetto politico. E il progetto è quello di costruire un partito “arcobaleno”, un pò a sinistra del Pd, a vocazione governativa che occupi lo spazio lasciato libero dai Ds abbandonando definitivamente i simboli del lavoro e del movimento operaio, e se anche andassimo oltre il simbolo, e ci soffermassimo alla Dichiarazione di Intenti della Sinistra Arcobaleno, anche in questo caso, la poca limpidezza dei contenuti e l’indeterminatezza sembrano essere l’unica chiave di lettura.
Come dice Franco Piperno in un’intervista a Liberazione: “il nuovo simbolo serve a tradurre il bisogno di indeterminatezza”.
Consapevoli, allora, dell’enormità del progetto e delle difficoltà di natura organizzativa alle quali andremo incontro, sin da subito partirà anche a Lamezia Terme, una campagna sugli elementi sociali e politici del nostro programma: sulle questioni sociali, sulla fatica di arrivare a fine mese, sui diritti sociali negati - per arrivare in primavera a un nuovo grande appuntamento, di massa, organizzato direttamente da Sinistra Critica.
Parallelamente, partirà l’organizzazione di una campagna di adesioni al nuovo soggetto politico basata, sostanzialmente, su tre punti programmatici:
1) Il vincolo con il movimento. Noi non proponiamo che il movimento o settori di movimento si trasformino in un partito politico o in un soggetto politico perché pensiamo che esistano ambiti diversi, vocazioni differenti ruoli differenti. Ma il vincolo con il movimento di cui noi ci sentiamo parte attiva è importante.
2) L’anticapitalismo come una scelta di fondo, e quindi l’adesione a una coerente visione di classe che escluda alleanze di governo e commistione con il social-liberismo.
3) La condivisione di una non centralità delle istituzioni nel lavoro politico futuro e quindi la vocazione non governista.
Insomma, un’altra idea della politica e di sinistra: una sinistra anticapitalista, libertaria, femminista ed ecologista!
Gennaro Montuoro
11 dicembre 2007