Menu principale:
il Quotidiano – 30.05.2008
«Speriamo che l'indagine possa contribuire a risolvere l'annoso problema»
Depuratore, si faccia chiarezza
Sinistra Critica interviene dopo i sette avvisi di garanzia
La svolta nelle indagini sulla gestione della piattaforma depurativa consortile di S. Pietro Lametino, con l'emissione di sette avvisi di garanzia, come anticipato dal Quotidiano, è stata salutata positivamente da tutti quelli che nel corso degli anni avevano presentato denunce e interrogazioni parlamentari, e nello scorso mese di aprile l'esposto di Sinistra Critica, che con una nota incoraggia il lavoro dei magistrati.
"Apprendiamo dal Quotidiano della Calabria che la Procura della repubblica di Lamezia ha emesso sette avvisi di garanzia nei confronti di funzionari comunali, dell'Arpacal, dipendenti e dirigenti della Gerica e dell'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale, scrivono in un comunicato Gennaro Montuoro e Giovanni Peta per il coordinamento regionale di Sinistra Critica, vogliamo sperare che l'indagine porti a fare finalmente chiarezza sulla vicenda e contribuisca a risolvere l'annoso problema dell'inquinamento del mare oltre che regolarizzare le spettanze dei lavoratori della Gerica, che da più giorni stanno attuando forme estreme di lotta per ottenere quello che già spettava loro».
Sinistra critica già ad aprile aveva sporto ima circostanziata denuncia alla Procura della Repubblica di Lamezia Tenne, oltre ad aver svolto un'opera di sensibilizzazione tra la popolazione lametina, sulla grave situazione di inquinamento del mare dovuta al cattivo funzionamento del depuratore e ed agli scarichi dell'area industriale ex Sir, di cui Sinistra Critica, inoltre, chiedeva se la giunta Speranza, l'ASI e LameziaEuropa avessero verificato la presenza di eventuali scarichi industriali abusivi nei canali dell'area ex SIR, visto che insistono nella stessa diverse aziende per il riciclaggio di rifiuti e per la produzione ohe trattano sostanza chimiche altamente inquinanti, su cui bisognerebbe gettare una luce su quanto fatto fin dagli anni '70, ovvero da quando dopo il fallimento della SIR l'Agensud per la riconversione della piattaforma depurativa.
«La mancanza di assunzione di responsabilità delle amministrazioni locali, con il solito rimbalzo istituzionale, stava portando ad uno stallo difficilmente superabile, ora auspichiamo che la magistratura faccia la sua parte fino in fondo, e che il tutto non si risolva nella cosiddetta bolla di sapone, osservano Montuoro e Peta, ricordando però che accanto all'opera della magistratura, occorre che partiti, associazioni e cittadini diventino i protagonisti nella risoluzione di questo annoso problema che non riguarda solo l'inquinamento del mare ma anche l'ingente sperpero di denaro pubblico, con la quasi certa collusione con la delinquenza organizzata».
A tal proposito c'è anche da ricordare gli esposti presentati dalle associazioni ambientaliste locali Mare Vivo, Green Stone e Il Giardino dei finti calzini, dal Forum delle associazioni ambientaliste lametine che avevano inviato anche una vibrante lettera al Capo dello Stato Giorgio Napoletano, ed infine, una forte interrogazione parlamentare dei senatori Zuccherini e Giannini di Rifondazione Comunista, giusto un anno fa. Nella fattispecie veniva messa in evidenza la situazione di completa confusione burocratica del servizio depurazione, come denunciato anche dal Prefetto Salvatore Montanaro, all'epoca Commissario per l'emergenza ambientale.
I senatori Zuccherini e Giannini lamentavano «l'immobilismo determinatosi nell'Ato 2 di Catanzaro che non poteva giustificare la mancata gestione ed il mancato controllo da parte dei responsabili della provincia sulla depurazione, e le minacce dell'Ato 2 per la restituzione desii impianti ai Comuni continuando a mantenere la gestione degli stessi da parte della Ibi-Dondi, alias Gerica, nonostante l'assenza di un regolare contratto, chiedendo ai Comuni e ai cittadini il pagamento di un servizio non reso».
Fin qui l'interrogazione dei parlamentari, mentre i sindacati regionali Femca Cisl e Filcea Cgil, a febbraio 2005, sollecitavano la verifica sul funzionamento degli impianti e il rispetto delle leggi sulla sicurezza in un corposo esposto inviato al Noe (Nucleo Operativo Ecologico) dei Carabinieri di Catanzaro.